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ESCAPE: inquinamento da particelle e mortalità nelle coorti europee

Cosa ci dicono 22 coorti europee sull'esposizione a lungo termine al PM2.5, comprese concentrazioni al di sotto dei limiti discussi all'epoca.

Un'analisi condivisa di popolazioni europee

Beelen e colleghi hanno analizzato 22 coorti comprendenti 367.251 persone, con un follow-up medio di 13,9 anni. Hanno stimato l'inquinamento esterno annuo agli indirizzi di residenza mediante regressione dell'uso del suolo. La domanda riguardava l'esposizione a lungo termine e la mortalità per cause naturali, non l'effetto di un singolo pomeriggio all'aperto.

Il risultato per il PM2.5

Ogni aumento di 5 µg/m³ del PM2.5 stimato era associato a un hazard ratio di 1,07 per la mortalità per cause naturali; l'intervallo di confidenza al 95% era 1,02–1,13. L'associazione permaneva quando le analisi erano limitate ai partecipanti al di sotto di 25 o 20 µg/m³. Quei valori soglia storici non devono essere descritti come linee guida OMS attuali.

Associazione e incertezza dell'esposizione

La modellazione residenziale non può cogliere tutta l'esposizione personale né i cambiamenti nei luoghi in cui le persone trascorrono il tempo. Il disegno osservazionale lascia inoltre spazio a fattori confondenti residui. Un hazard ratio descrive un confronto tra gruppi durante il follow-up; non è una stima del rischio assoluto per un individuo.

Un limite non garantisce assenza di rischio

Questi risultati sostengono la necessità di prendere sul serio un'esposizione più bassa anche quando si rispetta un limite normativo. Non trasformano una concentrazione oraria attuale in una previsione di malattia futura. Distingui sempre esposizione annuale, medie giornaliere e letture dell'indice a breve termine nell'applicare il risultato.

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